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700 ANNI DALLA MORTE DI DANTE, MA E' MORTA ANCHE LA POESIA?


di Davide Bonamici


Anno 2021, in tutta Italia e nel mondo ci sono ancora manifestazioni letterarie ed eventi che ricordano il settecentesimo anniversario dalla morte di Dante Alighieri, colui che, con la Divina Commedia, ha gettato le fondamenta per la nascita della lingua italiana (il volgare).

Ma un interrogativo va oltre questa ricorrenza, come sta la poesia nell’epoca contemporanea?

Dire male equivale ad essere ottimisti, dato che la poesia, tanto elogiata quando si ricorda Dante, è il genere letterario meno letto in Italia e sembra che la frenesia della nostra attualità, la stia facendo scomparire. Ma la poesia non si sta estinguendo solo per colpa di un mondo veloce, che pensa di non avere il tempo per soffermarsi a riflettere e a tentare di comprendere un modo di comunicare le proprie emozioni. Anche i poeti hanno le loro responsabilità, tra cui quella di non sapersi innovare rispetto ai poeti passati a cui ci si ispira, o anche il rifiuto di alcuni puristi di approcciare la poesia stessa alla musica e il continuare ad usare modelli e stili antiquati, che incatenano la libertà del verso e delle proprie emozioni, a schemi che non permettono di andare a fondo nelle emozioni stesse e a non trovare stimoli nel produrre contenuti originali.

La soluzione, per i poeti, sarebbe quella di innovarsi e di aprire la propria mente a tutte le strade che la poesia può aprire. Già in passato, i cantautori ci hanno mostrato che poesia e musica possono coesistere ed unirsi, perché negare questa unione tra due elementi che spesso sono complementari? Oppure sarebbe necessario fare in modo che la poesia arrivi a riviste culturali, ma non solo pubblicando la poesia stessa, ma spiegando anche le emozioni che hanno portato alla nascita del componimento o usando anche un breve testo in prosa, che può essere sia da accompagnamento ai versi e che a suo modo narra la storia dietro ad essi.

E anche i laboratori, basati su interazioni e scambi di opinioni tra poeti (tra cui anche i neofiti del genere), potrebbero essere un’ancora di salvezza. Perché il confronto permetterebbe uno sviluppo personale, una crescita dei rapporti tra chi scrive e il poter apprezzare anche la poesia contemporanea, senza disdegnare il passato e cercando di usarlo per far avvicinare più persone agli autori contemporanei. Perché la poesia dovrebbe coinvolgere anche chi non compone, favorendo riflessioni e non rinchiudendosi nel proprio “salotto letterario”, ma uscire negli eventi come gli open mic e facendo capire ai lettori che può essere un piacevolissimo momento di pausa ai ritmi frenetici delle nostre vite.

Ovviamente anche le associazioni culturali e le riviste di settore dovrebbero fare di più per favorire la divulgazione della poesia: non solo creare eventi incentrati su di essa e sulla sua storia, ma dare spazio sulle loro bacheche (social e giornalistiche) ai nuovi autori, a chi ancora oggi si esprime in versi e lo fa con il solo obiettivo di raccontare sé stesso e di come viva questa realtà. Non possiamo confinare la poesia al ricordo di Dante o al quanto erano filosofici i componimenti di Leopardi, dovremmo sì ricordarci di essi e divulgarli, ma anche guardare chi oggi sta tentando di raccontare la sua visione della realtà in cui viviamo e di come venga fatto, raccontando le sensazioni vissute con la profondità del verso e del lasciare un pezzo di sé a chi leggerà il componimento.

La poesia è a rischio estinzione, mentre ancora si ricorda la grandezza di Dante, ma ora è giunto il momento di salvarla e creare opportunità per farla conoscere a più persone. Siamo ancora in tempo, non lasciamo che le nostre emozioni cadano nel vuoto e si perdano nella banalità di tempi e ritmi frenetici, che spesso tendono a cancellare la meraviglia e lo stupore dai nostri occhi.



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