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CONDIVIDENDO POESIA INCONTRA IL POETA RODOLFO VETTORELLO


intervista a cura di Benedetto Ghielmi



Nato a Castelbaldo (Padova), vive a Milano. Laurea in architettura al Politecnico di Milano nel 1962. Scrive dal 1955 e come autore di Poesia si è affermato al Primo Posto in 250 Concorsi Letterari, ottenendo inoltre Tredici Premi alla Carriera. Ha ottenuto come premio di Concorsi la pubblicazione di circa 35 Sillogi. Presidente di diverse Giurie di Premi Letterari. E’ responsabile della Collana Poetica “Airone” per la Edizioni HELICON di Arezzo. E’ vicepresidente dell’Associazione ASSOSINDERESI per una Cultura Etica. Laurea Honoris Causa in Letteratura Poetica (Apollinaris Poetica) dell’UPS Università Pontificia Salesiana di Roma nel marzo 2019. Laurea Honoris Causa della World Humanistic University di Miami (USA), in Scienze Umane nel dicembre 2019. Nel 2017 è stato chiamato a far parte dell’Italian Poetry, l’associazione dei più rappresentativi poeti nazionali. Premio Montale per la Poesia nel marzo 2020. Dal gennaio 2021 Giurato del Premio Montale. Candidato per il 2020 al Premio Nobel per la Letteratura da Università accreditata.




Ho avuto il privilegio di conoscere il poeta Rodolfo Vettorello navigando sul web e, successivamente, di persona. Rodolfo è sempre disponibile e ritengo sia una persona da cui c'è tanto da imparare: su tutti penso sia di grande valore la sua umiltà.

E' presidente di Giuria del primo concorso di poesia organizzato da 'Condividendo Poesia' dedicato al poeta "Giuseppe Ungaretti".




-Quando ha iniziato a dedicarsi alla poesia? E perché?

Ho scoperto durante i primi anni di Liceo di avere un talento per la composizione in versi. Cosa che non attiene tanto alla Poesia quanto alla versificazione. Mi era facile scrivere anche dei temi in endecasillabi corretti. Avevo anche scritto un poema in ottava rima sulla battaglia di Anzio. Terza rima per dire la composizione poetica di una sequenza di strofe di otto endecasillabi; i primi sei a rima alterna e gli ultimi due a rima baciata.


-Che cosa è per lei la poesia?

La Poesia è per me una delle forme dell’espressione letteraria. La forma più concisa e serrata per dire tutto il dicibile, questo in opposizione alla Narrativa che può essere più esaustiva e prolissa e ricca di aggettivazioni anche esornative.


-Come l'ha aiutata nella sua vita la poesia?

La Poesia, come ha detto Montale nella sua Lectio Magistralis a Stoccolma nel 75 quando riceveva il Premio Nobel: "La Poesia non serve a nulla ma non è quasi mai nociva.” Io aggiungo solo che è inutile proprio come, in fondo, sono inutili le farfalle, i fiori e l’arcobaleno.

-Che differenza vede dalla poesia di ieri e quella di oggi?

La Poesia più recente sta abbandonando gradualmente alcune delle sue prerogative.

Se la Poesia della grecità cercava nella poesia il canto delle parole e questo anche con la finalità di rendere i testi poetici facilmente memorizzabili e quindi di grande penetrazione e diffusione, la poesia attuale indulge alla prosaicità e alla narrazione banalizzata. Con il risultato che si afferma la forma della Poesia Prosastica e al limite quello della Prosa Poetica. Nei casi peggiori, comuni anche presso poeti di larga fama, si arriva alla semplice poesia “dell’andare a capo”, come se questa potesse essere una auspicabile modalità poetica.

-La sua esperienza scolastica nella poesia è stata positiva?

Ho avuto la fortuna nella mia vita e nella scuola di aver fatto dei meravigliosi incontri. Questo sia in ambito poetico che in quello relativo alla mia professione di architetto.

Della mia infanzia porto il ricordo di una nonna che intratteneva me e le mie sorelle con delle filastrocche di grande fascino e poesia. Appena un poco più tardi ho fatto la conoscenza con un ortolano che conosceva a memoria la Divina Commedia e non vedeva l’ora di recitare dei brani di particolare suggestione come il canto quinto dell’Inferno, quello di Paolo e Francesca o quello del Conte Ugolino. I ragazzi scappavano alle sue esibizioni, io invece ero affascinato e stavo per ore ad ascoltarlo. Alla Scuola Media ho avuto per insegnate di lettere il Prof. Agenore Bassi di Lodi, detto il Poeta dell’Adda. Mi ha fatto amare visceralmente la poesia anche obbligandoci a mandare a memoria poesie che ancora ricordo, di Pascoli, di Saba, di Rainer Maria Rilke.

Ho capito che per impossessarci davvero di una poesia bisogna saperla a memoria. Posso ricordare con facilità almeno una decina di poesie di Leopardi, altrettante di Pascoli e D’Annunzio e me le ripeto ogni tanto perchè non mi abbandonino.

Chiunque ami la Poesia deve poterne citare qualcuna che ha cara, a memoria. Lo considero un test discriminante! E chiedo sempre a un poeta esordiente di citarmi una poesia che conosce a memoria. La scuola ha abolito l’interesse per la Poesia e quasi nessuno oggi può citare anche solo pochi versi a memoria. La povertà linguistica è misurabile anche dalla banalità assoluta di tanti pezzi di rappers.

-Quante poesie ha scritto nella sua vita fino ad oggi?

Non so bene quante poesia io abbia scritte. Il numero comunque non è essenziale perchè Costantinos Kavafis, il grande poeta di lingua greca è diventato famoso senza mai aver pubblicato alcuna delle sue centosessanta poesie.

Credo di averne scritte più di tremila anche se solo un migliaio sono finite nelle mie 35 Raccolte. Comunque continuo a scrivere perchè la linfa che alimenta la poesia non abbia ad esaurirsi.

-Consiglia la poesia ai giovani di oggi?

La Poesia interessa a molti giovani, non a tutti naturalmente, non a quelli che la considerano una forma espressiva superata. Sono questi i giovani che comunicano ormai con soli 180 vocaboli, come ha scoperto una recente inchiesta. Le persone di media cultura invece usano circa 2000 parole. Sottolineo che qualcuno di molto autorevole ha scritto che noi abbiamo tanti pensieri quante sono le parole che conosciamo. Facile trarre delle conclusioni, per quanto attiene alle personali possibilità di elaborazione intellettuale!

Gabriele D’Annunzio usava circa seimila vocaboli e infatti il suo vocabolario esorbitante ha incantato anche Montale. Da sapere che la nostra lingua dispone di circa trentamila parole, escluse quelle specialistiche di tante discipline differenti che porterebbero il numero a valori straboccanti.

I giovani che amano la Poesia, quelli che ho incontrato presso tante scuole dove ho potuto parlare di Poesia meritano di poter leggere una poesia di valore che li trattenga sulla pagina e non tanta falsa poesia, scioccamente criptica che finisce per allontanare i lettori. Se la Poesia si legge e si compra ancora meno, la colpa è della troppo brutta poesia che gli scaffali di tanti librerie ormai propongono.

-Come vede il mondo legato alla poesia oggi?

Credo che Montale nel tempo si sia pentito della sua affermazione, che cioè la poesia non serva a nulla. La Poesia continua ad essere una esigenza anche in questi nostri giorni di facili possibilità comunicative. La Parola Poetica, ha una nobiltà testimoniata dai millenni e deve ritrovare i modi per recuperare gli spazi perduti. Servono i giovani cha imparino a scrivere poesia, servono maestri che educhino alla Poesia, servono Poeti che scrivano Poesia vera.

-Con quale messaggio desidererebbe concludere questa intervista?

Ritengo che qualcuno di autorevole, un Poeta di larga credibilità, una comunità di Poeti di valore arrivi a produrre un Disciplinare che dia indicazioni minime perchè un testo poetico possa chiamarsi Poesia. Questo senza timore di sorta, Ungaretti a suo tempo ha avuto il coraggio di un’affermazione che considero alla base di qualunque discorso sulla Poesia. Ungaretti interrogato sull’argomento ha affermato: "La Poesia è la forma letteraria che si esprime in versi. Noi per essere più attuali, aggiungiamo “in versi liberi.”

Può sembrare una banalità e molti che scrivono danno assicurazione di scrivere in versi liberi, questo a presunta giustificazione di una casualità totale della loro produzione.

La Parola “libero” naturalmente definisce una indipendenza rispetto all’obbligo della rima o dell’isosillabismo della Poesia Classica. E su questo tutti possiamo concordare. Bisogna invece soffermarsi sulla parola “verso” e magari aprire un dizionario o una enciclopedia e studiare che cosa si possa definire davvero “verso”. La cosa che appare subito è che la frase poetica per potersi definire “verso” deve possedere le accentuazioni corrette e quindi un ritmo adeguato.

Questo è il discrimine che consente di esprimere motivazioni critiche rispetto alla maggior parte della Poesia contemporanea. Questo sia detto senza intenzioni polemiche ma semplicemente per amore di chiarezza. Poi ben vengano opinioni differenti e Poesia di diversa impostazione che prenderemo in esame se potrà considerarsi un passo in avanti rispetto a qualunque tradizione. Il progresso, in questa materia, come in altre deve corrispondere a un miglioramento, in tutti i sensi. Le regressioni e le banalizzazioni lavorano contro la Poesia.

Comunque il risultato più ambito per noi che amiamo la Poesia è che della Poesia si discuta, si parli, si sperimenti.

Concludendo la Poesia ha bisogno di noi che scriviamo e comunque, più che di critici, ha bisogno di amanti.


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