top of page
  • condividendopoesia

PIACERE DI CONOSCERTI


di Johanna Finocchiaro











Ciao e benvenuto alla rubrica “PIACERE DI CONOSCERTI”!


Fa come fossi a casa tua: accomodati e pensa a questo spazio come a qualcosa di familiare. Parla liberamente, esprimi ed espandi i pensieri; hai l’occasione di far ascoltare la tua voce a un bacino di lettori composto sia da poeti sia da estimatori.

Spero ti divertirai a rispondere a queste 5 domande, che mirano a scavare in profondità nella tua sensibilità.

Ma bando alle ciance, si comincia!


1. IMPOSSIBILE ESIMERSI DALLA PRESENTAZIONE GENERALE.

Chi sei, quanti anni hai, cosa ami e perché, quando hai scoperto che la poesia s’intonava alle tue corde? Hai già pubblicato? Raccontaci tutto!

Buongiorno a tutti e grazie per dedicarmi questo spazio. Mi chiamo NICOLO' ROSSO e ho 28 anni. Sono nato e cresciuto a Chieri ma attualmente vivo a Pavarolo. Quando ero piccolo i miei genitori gestivano un negozio di fiori; non durò molto eppure ogni tanto ne sento ancora il profumo. Passavo il tempo con loro e con i nonni, tutti giovanissimi: mia mamma, infatti, aveva soli 22 anni e i nonni erano sulla cinquantina. L’amore che mi dedicarono fu immenso e ricordo tutto perfettamente, come fosse ieri. Ammetto di avere una buona memoria, caratteristica che considero sia un pregio sia un difetto; alcune cose preferirei non ricordarle. I momenti belli, ahimè, finiscono per lasciare addosso tanta nostalgia che alla lunga si trasforma in vuoto mentre gli avvenimenti negativi (ovviamente) continuano a logorare. E fu durante il periodo delle medie che scoprii cos'è la solitudine. Finii in una classe terribile e fui l’unico a essere diviso dai compagni delle elementari (con i quali, tra l’altro, sono ancora amico oggi). Subii episodi di bullismo mentre guardavo i miei vecchi amici ridere e scherzare durante gli intervalli. Era terribile, più notavo le loro risate più mi sentivo solo. Iniziai così a scrivere; ero solamente un bambino che si trovava nel tunnel infinito della tristezza, tra emicranie e depressione. La mia unica forza era la famiglia e la nostalgia dei primi anni di vita. Scrivevo pensieri, parole e racconti per evadere completamente dal presente. Non oso immaginare cosa possano subire i ragazzi oggi, con internet e la piaga del cyber bullismo! Spero davvero che ogni genitore sia pronto a intercettare situazioni pericolose e a dare supporto al figlio maltrattato. Per fortuna, nel mio caso, arrivarono le superiori e da lì in poi fu tutto in discesa. Fu grazie a due miei grandi amici che tornai a sorridere. Gli unici due amici che dalle elementari continuavano a cercarmi e che ancora oggi sono parte della mia vita. L'unica traccia di quel brutto periodo è la poca autostima. Il resto, dopo anni di lavoro, sono riuscito a lasciarmelo alle spalle. Continuai però a scrivere, benché occasionalmente: preferivo infatti divertirmi, partecipare a eventi di musica elettronica e fare io stesso il DJ. Un giorno, poi, andai a trovare mio nonno (da anni malato di Parkinson) e lì incontrai un suo vecchio amico, il poeta e pittore chierese Gino Dellacasa al quale nonna aveva fatto leggere alcune mie poesie. A partire da quel momento non fece che supportarmi e i nostri incontri divennero quotidiani. Leggeva i miei componimenti e mi consigliava su come migliorare. Definì la mia poesia “Dolce Malinconia”. Fu così che m'iscrissi al primo concorso letterario. Questo mi motivò a continuare a scrivere. Non sono mai stato un grande studioso: ho sempre adorato leggere e mi appassiona la storia, ma a scuola non andavo troppo bene. Durante la quinta superiore ebbi però un professore che contribuì molto a fomentare l'amore per la poesia. Si chiamava Alberto Pian e mi fece conoscere la Beat Generation e poeti come Charles Bukowski. Aveva un metodo d'insegnamento completamente innovativo. Così proseguii a scrivere, fino ad oggi. Ho sempre letto autori gotici come Lovecraft, Edgar Alan Poe ma anche autori italiani come Valerio Evangelisti, mancato recentemente. In poesia, invece, apprezzo moltissimo coloro che scrivono e hanno scritto d’amore, tra tutti Pablo Neruda. Proprio per questo anch'io scrivo sovente d’amore, creandovi intorno un contesto oscuro. Inoltre, adoro la spiritualità in generale. Mi piace informarmi in merito alle religioni, dal paganesimo al buddismo passando per il cattolicesimo, pur non credendo realmente in nessuna di esse. Penso siano da considerarsi le prime filosofie del mondo e, nonostante le differenze, hanno tutte un filo conduttore. Il paganesimo e lo sciamanesimo ovviamente sono quelli che più mi affascinano come si può ben vedere dalle mie poesie, per il semplice fatto di trattare spesso i temi di Madre Terra e dell'oscurità, profondi e vicini a me. Prendo le distanze, invece, dalle istituzioni umane nate con la presunzione di essere “guide spirituali”.

Arriviamo all’Ottobre 2021, in cui ho scritto davvero molto e al presente. Decido perciò di pubblicare la mia prima raccolta edita da Granchiofarfalla, con l’aiuto del poeta Max Ponte. Questa raccolta si chiama “Sughero e vetro” ed è un insieme di poesie ed Haiku. Ho deciso di titolarlo così per ricordare l'immagine delle boccettine contenenti incantesimi. Ogni incantesimo è un insieme di fiori, pietre e profumi, come la poesia.


2. QUALE CREDI DEBBA ESSERE L’OBIETTIVO DELLA POESIA, OGGI E DOMANI?

Sinceramente non credo la poesia debba porsi obiettivi. Sono sicuro che non morirà mai semplicemente perché è parte di noi. Ovviamente ogni essere umano si differenzia: c’è chi è più legato allo sport, chi al lavoro, chi è più materialista. Il poeta o chi legge poesia è invece più bisognoso di emozioni. Io, ad esempio, scrivo perché mentre lo faccio riesco a elaborare un ricordo, a definire una determinata emozione e a percepire il gusto di una sensazione, di un momento o della spiritualità. Sì, forse un obiettivo potrebbe essere quello di sensibilizzare su temi concreti, come il cambiamento climatico, aiutare chi ora prova solitudine a sentirsi meno perso o, meglio ancora, accettare e amare la propria solitudine. Però in definitiva credo la poesia debba volare libera e portare il suo messaggio di bene e male, entrambi parte dell’essere umano e della sua fragilità. Di certo bisognerebbe incoraggiare, fin da piccoli, lo sviluppo della propria creatività in qualsiasi modo renda possibile osservare e accogliere le emozioni così come sono.


3. TI SPAVENTA METTERTI A NUDO O HAI FATTO PACE CON LA PARTE PIU’ OSCURA DI TE STESSO?

No non mi spaventa affatto mettermi a nudo e, anzi, posso dire che non solo ho fatto pace con la parte più oscura di me stesso ma ne sono innamorato. Quel lato di me è diventato la “scenografia” di ogni poesia. Amo l'atmosfera dark, per cui in ogni contesto semantico tento d'inserire una paura, un incubo, una fragilità. È la parte che rende Nicolò quello che è; nostalgia e oscurità sono luce in tutti miei giorni e al contrario di ciò che si potrebbe pensare mi rendono felice e mi fanno apprezzare ciò che mi circonda.


4. PROGETTI PRESENTI E FUTURI.

Al momento oltre a continuare a dedicarmi ai miei amici, alla mia compagna e alla mia famiglia, che sono l'essenza di tutto, voglio immergermi completamente in questo mondo di poesia. Voglio continuare a scrivere. La pubblicazione di “Sughero e vetro” mi ha motivato ed ora, oltre ad aver trovato il mio vero e proprio stile, ho moltissime idee per possibili pubblicazioni future.


5. IL VERSO CHE PIU’ TI RAPPRESENTA E PERCHE’ (PREFERIBILMENTE SCRITTO DA TE).

Bella domanda! Non ci ho mai pensato ma forse è questo Haiku, da me creato:

Incenso,

l’odore dei suoi pensieri,

fumi profumati al palo santo”.


La vera essenza della mia poesia, il suo profumo e quindi anche di me stesso.


Grazie per essere stato nostro ospite. Presentare e svelare nuove voci è sempre emozionante!


-Grazie a te, Johanna, per avermi dato l’occasione di parlare un po’ di me a tutti voi! A presto-


In bocca al lupo per tutti i tuoi progetti e, infine, la nostra immancabile chiusura:

PIACERE DI AVERTI CONOSCIUTO!



80 visualizzazioni1 commento

Post recenti

Mostra tutti
Post: Blog2_Post
bottom of page