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PIACERE DI CONOSCERTI


di Johanna Finocchiaro











Ciao e benvenuta alla rubrica “PIACERE DI CONOSCERTI!” Fa come fossi a casa tua: accomodati e pensa a questo spazio come a qualcosa di familiare. Parla liberamente, esprimi ed esplora pensieri; hai l’occasione di far ascoltare la tua voce a un bacino di lettori composto sia da poeti sia da estimatori.

Spero ti divertirai a rispondere a queste 5 domande, che mirano a scavare in profondità nella tua sensibilità. Ma bando alle ciance, si comincia!


1. IMPOSSIBILE ESIMERSI DALLA PRESENTAZIONE GENERALE.

CHI SEI, QUANTI ANNI HAI, COSA AMI E PERCHE', QUANDO HAI SCOPERTO CHE LA POESIA S'INTONAVA ALLE TUE CORDE? HAI GIA' PUBBLICATO? RACCONTACI TUTTO!

Ciao e grazie per ospitarmi in questo spazio, è un vero onore per me! Mi chiamo Irene Mascia, ho 19 anni, diplomata quest’anno al liceo classico; a brevissimo mi iscriverò alla facoltà di lettere classiche Federico II di Napoli. Amo la letteratura, soprattutto greca e latina e la poesia: mi fanno sentire viva, sono l’antidoto a una vita troppo breve e la via di fuga per mondi ed epoche che il nostro tempo limitato non ci concede. Credo che la cultura ci renda davvero liberi e indipendenti; amo lottare per le cose in cui credo, sentirmi parte attiva del mondo che abito. Amo allo stesso modo la mia stessa esistenza, prima fonte d’ispirazione.

Ho pubblicato a febbraio del 2021, in seguito alla vittoria in un concorso di poesia, la silloge Il Silenzio – Storia d’Amore tra Me e Me Stessa (Aletti Editore) che racchiude versi scritti tra i 12 e i 15 anni, la lotta contro un male che mi ha preso troppo giovane, il viaggio di un’adolescente che ha capito come amare se stessa. Ho iniziato a scrivere poesia per sopravvivenza, usandola come linfa vitale; la prima volta avevo sette anni e ancora ricordo quel “celebre” quanto significativo quaderno ad anelli rosa... Ad oggi sto crescendo e ho già cambiato molto la mia penna, senza contare i tanti altri progetti in serbo per il futuro!


2. QUALE CREDI DEBBA ESSERE L’OBIETTIVO DELLA POESIA, OGGI E NEL PROSSIMO FUTURO?

Parlandoci chiaramente, nessuno legge più poesia. Nessuno entra in libreria con il desiderio di acquistare un libro di poesia. I motivi sono molteplici, ma senz’altro uno spicca sugli altri: la si considera inutile. La stessa cosa che mi dicono quando rivelo la facoltà a cui m’iscriverò: bella ma inutile. Qualcuno aggiunge anche “sei sprecata”.

Eppure, io credo non esista niente di meno inutile della poesia e della letteratura in generale. Perché dimostra che c’è ancora bellezza nel mondo; ci fa emozionare, ci mette a nudo nella nostra umanità, ci costruisce nella facoltà di pensare, offre stimoli, guida all’humanitas, ci salva. Dopo aver pubblicato il libro ho avuto una forte crisi, un vero e proprio blocco dello scrittore. Poi ho conosciuto Poesie Metropolitane, un’associazione di poesia per il sociale, ho iniziato a collaborare con alcune realtà di volontariato, ho aperto un blog per collaborare con scrittori emergenti e ho deciso di lanciarmi nell’obiettivo della divulgazione, dell’unione delle forme d’arte, dell’accessibilità alla poesia anche per chi crede sia “difficile”. Le parole hanno il potere di cambiare il mondo, se glielo lasciamo fare. E questo è per me l’utopistico (ma forse non troppo) obiettivo della poesia.


3. COSA SPERI ARRIVI DI TE AL LETTORE? TIENI PARTI DELLA TUA INTIMITA’ PRIVATE O SCRIVI SENZA INIBIZIONI, COMPLETAMENTE LIBERA? VUOI LANCIARE UN MESSAGGIO?

Scrivere poesie senza intimità è come voler dipingere senza colori. Inevitabilmente io sono in quello che scrivo e per fortuna! Vedermi sui fogli mi fa capire che posso gestirmi, che posso essere. Difficilmente scrivo per essere letta, anche se non possiamo non ammettere che il capitalismo renda il successo un desiderio più o meno condivisibile da chiunque. Proprio per questo, mi dedico alla poesia per il sociale anche quando parlo di me: ogni volta che racconto dell’oscurità mi assicuro di lasciare una finestra aperta per la luce; quando descrivo il male lo faccio dalla prospettiva di chi crede nel bene. Non è una cosa voluta, è che sono fatta così. Finché esiste la poesia ha senso che esista la vita e, tra le tante cose, è questo il messaggio che voglio lanciare. Non c’è niente di più bello di quando un lettore mi rivela la sua lirica preferita tra quelle che ho scritto: sento di essere rimasta, di aver fatto fermare anche solo per qualche istante una persona nel mio mondo, magari di averle dato uno spunto di riflessione. A quel punto credo di aver vinto… In fondo, dico sempre: “Non voglio soldi, voglio di più”. E il mio di più è questo.


4. I SOCIAL HANNO AUMENTATO L’ECO DELLA LIRICA O LA STANNO SVILENDO, RIDUCENDOLA A MERE FRASI FATTE E FORMAT PRECONFEZIONATI?

I social sono un’arma a doppio taglio. Un po’ come quando inventarono la carta e la letteratura divenne molto più accessibile del passato: se prima si tramandavano solo capolavori e testi scolastici, si iniziò a ricopiare più cose più spesso, espandendo il focus della letteratura. Oggi, i social consentono di tramandare letteralmente tutto. Hanno ampliato il focus a qualsiasi cosa. Devo ringraziarli per un fatto, però: senza di loro, io probabilmente non sarei nessuno e così succederebbe per molti altri miei colleghi di cui ho tanta stima e che meriterebbero successo; senza social, inoltre, dubito che qualcuno leggerebbe o ricopierebbe le mie poesie. Il mondo ormai va verso questa direzione ed è giusto che anche la letteratura trovi il suo spazio. Ciò che davvero mi fa rabbia non è la divulgazione social, quanto la mercificazione: case editrici che chiedono soldi, riviste che chiedono soldi per recensire, book blogger che chiedono soldi per un paio di post. Come disse Pasolini, la poesia è in realtà una merce che resterà inconsumata. Resterà viva per sempre. E non dovrebbe avere prezzo.

Credo che per questo talvolta ci si abbassi a mere frasi fatte, poesie che non sono poesie e che, poi, siano proprio queste a ricevere l’eco mediatica più forte, a vendere, ad essere promosse dalle case editrici più grandi; perché è quanto chiede il mercato. Abbiamo sbagliato nel momento in cui ne abbiamo creato uno… Ma forse era inevitabile.


5. IL VERSO CHE PIU’ TI RAPPRESENTA E PERCHE’. INFINE, L’AUTORE O AUTRICE CHE, PER LA PRIMA VOLTA, TI HA FATTO SUSSULTARE ED ISPIRATA NEL PROCESSO CREATIVO.

C’è una poesia che ho composto recentemente, sempre sul classico tema dell’amore per se stessi, che credo sia l’autobiografia più densa potessi scrivere. Tra quei versi c’è “Dio era morto, ma non lo ero io” che credo rappresenti, per me, il momento in cui ho capito che il senso della vita andava cercato (non necessariamente trovato) dentro di me, non fuori. E questo “Dio” è per me tutto ciò cui avevo sempre dato importanza, una metafora contemporaneamente riferita al materialismo e all’astrazione, mentre “io” sono l’equilibrio tra il razionale e l’irrazionale.

Sicuramente ho avuto una fortissima spinta grazie a Saffo e Catullo, ma credo di dovere molto ad Alda Merini nella ricerca dello stile e nel processo creativo in sé: era una donna forte, e la sua esperienza di salute mentale è di grandissima ispirazione per me. Ero piccola quando morì e ricordo che, pur non conoscendola, andai a cercare alcune sue poesie: m’innamorai di Lettere e quell’amore continua ancora.


CHE BELLE RISPOSTE, IRENE! CI HAI REGALATO OTTIME RIFLESSIONI E OPINIONI SENTITE.


Grazie per essere stata nostra ospite. Presentare e svelare nuove voci è sempre emozionante!

In bocca al lupo per tutti i tuoi progetti e, infine, la nostra immancabile chiusura:

PIACERE DI AVERTI CONOSCIUTA!




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