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PIACERE DI CONOSCERTI

di Johanna Finocchiaro








Ciao e benvenuta alla rubrica “PIACERE DI CONOSCERTI”!

 

Fa come fossi a casa tua: accomodati e pensa a questo spazio come a qualcosa di familiare. Parla liberamente, esprimi ed espandi i pensieri; hai l’occasione di far ascoltare la tua voce a un bacino di lettori composto sia da poeti sia da estimatori.

Spero ti divertirai a rispondere a queste 5 domande, che mirano a scavare in profondità nella tua sensibilità.

Ma bando alle ciance, si comincia!

 

1.IMPOSSIBILE ESIMERSI DALLA PRESENTAZIONE GENERALE.

Chi sei, da dove vieni, cosa ami e perché;  quando hai scoperto che la poesia s’intonava alle tue corde? Hai già pubblicato? Raccontaci tutto!

Ciao! Mi chiamo Ombretta Piana. Abito a Ovada (AL), una cittadina del Piemonte vicina al confine con la Liguria. Nasco e cresco a Cassinelle, paese di colline e boschi, di vini e funghi. Sono una sognatrice, una creativa e un’idealista. Amo la musica, ne ascolto tanta e suono la chitarra. Lo facevo più sovente qualche tempo fa ma ancora oggi, la sera, la arpeggio: mi rilassa tantissimo. Quando suono è come se raccontassi di nuovo a me stessa le emozioni del giorno, mi ricostruisco. Amo il mare in tutte le stagioni. Mi piace il rumore delle onde, la grancassa della risacca che mi chiama ad andare a trovarlo: forse, anche per il posto in cui vivo, ne sento il richiamo. Non a caso, il mio primo e unico libro di poesie titola “Le voci dal mare” e raccoglie pochi testi, di periodi molto diversi dall'adolescenza ad oggi. È un’opera particolare perché accanto alle poesie ho inserito degli stimoli per la scrittura, degli esercizi che portano a comporre. Sono adatti a ragazzi e adulti e rapprensentano un po’ la quintessenza di ciò che mi ha condotto a comporre e pubblicare. Di mestiere, infatti, faccio l'insegnante di francese ed uso spesso stimoli e spunti che riguardano la scrittura. Sia in classe sia per creare. Da lì, nasce l’idea!

Per quanto riguarda il mio incontro con la poesia, posso dire che risale al periodo dell’adolescenza e, soprattutto, agli anni di Università: passavo le ore di lezione a scrivere versi tra un paragrafo e l’altro del libro, a volte sul treno durante il viaggio e spessissimo la sera andando a letto, quando tutto il mondo dormiva già ed io potevo regalarmi un dialogo intimo con me stessa. Così ho raccolto e trasformato le impressioni in poesia e dato vita alla passione per la scrittura. Questa è la mia breve presentazione: eccomi qui!


2. QUALE CREDI DEBBA ESSERE L’OBIETTIVO DELLA POESIA, OGGI E DOMANI?

Riguardo all’obiettivo della poesia oggi e domani, ci sto ancora lavorando. Per me la poesia è libertà, è autenticità e i versi non funzionano finché non mi piego a quello che sento, liberandolo dagli eccessi. Quindi è anche un viaggio per giungere alla consapevolezza del sé e, nello specifico, di me stessa. È un ritorno all’essenziale. Una scrittrice che stimo molto - Natalie Goldberg - lo ha meglio espresso richiamando sulla scena una figura importante: il Samurai. È lui a intervenire con la sua katana, così precisa e netta da liberare da ogni dubbio su quello che serve tranciare, nel rispetto di ciò che si vuole invece far emergere. All’origine delle mie produzioni, però, vi è il contatto con un’altra figura, quella del matto: egli rappresenta tutte le espressioni che il perbenismo ha limitato in me (ma, credo, non soltanto in me), rappresenta la forza creatrice ed esprime immediatezza. Da qui la convinzione che il fine presente e futuro della poesia sia di liberare chi scrive e chi legge, rendendoli entrambi più vitali.


3. METTERSI A NUDO SPAVENTA: SEI D'ACCORDO OPPURE HAI FATTO PACE CON LA PARTE PIU’ OSCURA DI TE STESSA? PREDILIGI TESTI INTROSPETTIVI O ESTERIORI?

Mettersi a nudo spaventa e mi ha spaventato. Nella mia pubblicazione, l’editing seguito dalla poetessa Rossella Tempesta (che ringrazio) mi ha portato a togliere ogni velo e a gioire della bellezza che ne veniva fuori. Contattare quel nudo è stato un viaggio oltre il pudore che mi appartiene per costituzione; in fondo, mi esprimo in una società abituata a “giudicare” il nudo e a proporre modelli “ben vestiti”. Ebbene, nell’andare oltre tutto questo e nel ritrovare la mia autenticità ho scoperto la chiave per dialogare con me stessa e con gli altri. Ho anche scoperto quanto, arrivare al nocciolo, permetta a chi legge di rileggersi e ritrovarsi. Quindi, sì: scrivo per fare pace con la parte più oscura di me. Cose interiori, cose esteriori; il confine tra queste due dimensioni è labile e spesso contrapposto.


4. PROGETTI FUTURI.

I prossimi lavori sono in germe. Ho nell’animo di pubblicare un’altra raccolta di poesie come pure di sperimentare la prosa tramite un libro di racconti. Riguardo alle poesie, ho in mente un progetto che esprima le varie sfumature dell’essere umano: da quelle più evidenti, magari date più per scontate, a quelle più intime o addirittura proprie dell’Anima, che spesso tendiamo a non ascoltare, classificare o persino sminuire. Le poesie vorranno essere un viaggio attraverso tutti questi aspetti. A proposito dell’opera in prosa, invece, ho già il titolo in testa! Mi si è palesato davanti in un momento significativo e ora sta guidando la mia mano. Ho anche il tema: a sfondo femminile o, comunque, a esso collegato. Vi terrò aggiornati.


5. IL VERSO CHE PIU’ TI RAPPRESENTA E PERCHE’ (PREFERIBILMENTE SCRITTO DA TE).

Si tratta dell’ultima strofa dell’ultima poesia da “Le voci dal mare”, che sento come l’alba di un nuovo modo: non solo di essere ma anche di scrivere:


“Ora, il rosso scarlatto del fiore

Che sboccia sulla mia schiena

È di baci fioriti

È il profilo del Loto: respira 

E mi dipinge le ali”

 

Questi versi racchiudono il viaggio, che da umano diventa poetico. 

I baci fioriti” sono quel gesto, quel ricordo e quel sentito a cui tutta la mia vita si è arresa. Sono quelli tra le scapole al cui contatto ogni pensiero, progetto o preoccupazione si è frantumato per uno spazio di tempo vivo, che è rimasto sospeso e mi ha fatto respirare con pienezza. 

La sensazione di cui parlo è rifiorita quando la tatuatrice ha punzecchiato la mia pelle una volta, poi un’altra e un’altra ancora, per scolpire sulla schiena il disegno del fiore di loto. L’ago che andava e veniva, rosso di sangue e d'inchiostro, mi riproponeva di nuovo quei baci, insieme a tutti i desideri, gli errori e le ripartenze: permettendo alla mia vita di diventare cellule e alle mie sensazioni di trasformarsi in versi. “Il profilo del Loto respira e mi dipinge le ali”: è stato nell’accogliere che ho realizzato quanto la mia vita fosse un’opera d’arte, una e unica. Potevo e volevo volare. Il Fiore di Loto è per me un simbolo significativo che raccoglie in sé miti, leggende, racconti filosofici e visioni del mondo. E' il mio collegamento con l’Oltre, per dirla un po’ in grande, con l’Universo e la spiritualità; la vita, insomma, necessaria per sentire. Quel disegno sulla pelle è stato il tramite per respirare ogni attimo e humus per i miei versi.

Ringrazio per questa bella opportunità. Spero leggiate numerosi il blog e, magari, vi sentiate stimolati dalla poesia!

 

Grazie per essere stata nostra ospite. Svelare e presentare nuove voci è sempre emozionante!

In bocca al lupo per tutti i tuoi progetti e, infine, la nostra immancabile chiusura:

 PIACERE DI AVERTI CONOSCIUTA!

 


 

 

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